Sul numero 53 di domenica 3 marzo, il Corriere del Mezzogiorno ha dedicato un’ampia pagina alla nostra Basilica della Pietrasanta, oggi LAPIS Museum. Luca Marconi ha segnalato l’iniziativa stipulata grazie alla sinergia tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS che si occupa della valorizzazione della basilica, che ha dato vita a la Via dell’Archeologia. Un coupon innanzitutto, che consente a tutti i visitatori del MANN di visitare le mostre Sacra Neapolis – Culti, miti, leggende e NAPOLI. Storia, arte, vulcani (quest’ultima in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano) a soli 3 €, ma anche uno stimolo a conoscere le bellezze della città e non perderne la memoria storica. Un viaggio tra i culti dell’antica città greco-romana e la scoperta del sottosuolo napoletano, cui si deve gran parte della nostra storia antica e moderna.

Nell’ampio paginone Marconi ha realizzato un’intervista al Dottor Raffaele Iovine, presidente dell’Associazione Pietrasanta, che parla del recupero del Complesso della Pietrasanta, con annesse la Cappella del Pontano e l’adiacente Cappella del Santissimo Salvatore.

Nell’intervista, il Presidente Iovine manifesta la sua volontà, e quella dell’Associazione che rappresenta di “trasformare la Pietrasanta da antica Fabrica Ecclesiae a moderna Fabbrica della Cultura, un luogo, cioè, capace di ospitare grandi operazioni culturali, dalle mostre ai concerti e prevedendo un intervento di valorizzazione che, partendo dalla basilica, si estendesse all’area archeologica fino al sottosuolo».

Tenacia, passione, costanza. L’Associazione ha recuperato “La Pietrasanta” facendone il polo culturale che è oggi, grazie a mostre di assoluta qualità come i Tesori Nascosti e il Museo della Follia del critico Vittorio Sgarbi, e la nuova avventura iniziata lo scorso febbraio con il gruppo Arthemisia, che ha portato nel piano basilica la mostra Chagall – Sogno d’Amore: «Possiamo dire –  conclude Iovine nell’articolo – che l’impresa culturale si realizza con cultura di impresa, ma l’impresa che stiamo mettendo insieme in realtà non vuole produrre profitti ma valori, ben inteso anche economici, ma anche sociali, identitari di quella memoria collettiva che va conosciuta e diffusa e soprattutto il progetto ha dimostrato che tutela del bene e la sua valorizzazione possono stare insieme e non sono incompatibili».

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